NUOVE SOLUZIONI A NUOVI PROBLEMI
L’impressionante innovazione tecnologica avvenuta negli ultimi anni ha rivoluzionato i sistemi di comunicazione, costringendoci a cambiare il nostro modo di informare ed essere informati. Tale mutamento non poteva tenere fuori il mondo culturale, che di comunicazione si nutre. Si sono, infatti, affermati nuovi modi di produrre, comunicare e diffondere la cultura: acquistiamo biglietti per teatri e cinema on-line, facciamo visite virtuali di luoghi e musei, leggiamo gli e-book (che tanti disordini hanno portato nelle tradizionali case editrici), “sfogliamo” (se così ancora si può dire) versioni digitali dei tradizionali quotidiani. Se da un lato i tradizionalisti e nostalgici non mostrano entusiasmo nei confronti di queste nuove tecnologie, considerandole un’inopportuna invasione di campo, dall’altro non si può negare che esse abbiano portato numerosi vantaggi, agevolando soprattutto la ricerca, diventata molto più rapida e ampia (si pensi, ad esempio, agli archivi digitali, consultabili in un click da qualunque luogo). Il problema, però, è che lo sterminato mondo virtuale risulta difficile da controllare agli stessi creatori. Se poi i contenuti divulgati non sono semplici notizie, ma opere artistiche e dell’ingegno creativo, il problema si complica ulteriormente. Inizialmente la normativa internazionale sulla tutela del diritto d’autore si è dimostrata carente da questo punto di vista, così il Parlamento europeo è intervenuto prima (2004) con una Direttiva con importanti emendamenti in difesa degli utenti, poi (2007) con una seconda Direttiva a maggiore tutela dei detentori del diritto d’autore.
Ora, se è vero che il copyright protegge le opere da un possibile uso illecito, è anche vero che questo corre il rischio di limitare i vantaggi del world wide web, dal momento che impedisce qualsiasi utilizzo delle opere pubblicate, prescindendo dalla reale volontà dell’autore. A risolvere questo problema è arrivato Creative Commons, ufficialmente nato nel 2001 (in Italia, disponibile a partire dal 2003). Creative Commons identifica un insieme di licenze sul diritto d’autore standardizzate, disponibili gratis sul sito www.creativecommons.org . Le licenze non si pongono in competizione col copyright, ma lo integrano, specificando di volta in volta quale diritto l’autore vuole esercitare sulla propria opera. Esistono sei diverse articolazioni dei diritti d’autore che offrono al detentore dei diritti la possibilità di impedire a priori l’utilizzo commerciale dell’opera o la creazione di opere derivate o autorizzare le opere derivate a patto che siano rilasciate con la stessa licenza delle opere originarie. L’autore, quindi, dichiara esplicitamente cosa permette di fare e cosa no con il suo lavoro e l’utente, a sua volta, ove consentito, può utilizzare il materiale d’interesse liberamente, saltando i lunghi passaggi degli intermediari che il classico copyright imponeva.
Difficile immaginare quale sarà il passo successivo del diritto d’autore, ma l’impressione generale è che l’era digitale avanzi fin troppo velocemente, ponendo sempre nuovi problemi a cui vanno cercate nuove soluzioni.
Valentina Intini


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